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NBA, la rivoluzione si chiama sponsor

Sette centimetri che possono valere una rivoluzione, ma anche riscrivere la storia. Perché la NBA ha deciso che non esistono limiti alle possibilità di rimpinguare le casse dei club dando la possibilità agli sponsor di comparire direttamente sulle maglie da gioco e non solo più sul materiale tecnico d’allenamento.

Succederà nella stagione 2013/2014, pronta a partire il prossimo 3 dicembre: uno spazio massimo di sette centimetri che però potrebbe fruttare, secondo le stime realistiche degli addetti ai lavori, una cifra complessiva di almeno 100 milioni di dollari l’anno (circa 80 milioni di euro). Una decisione definitiva dovrebbe essere presa a settembre, quando le franchigie si riuniranno per stabilire le regole future, ma ormai sembra che il dado sia tratto ed è un passo fondamentale, visto che da allora in poi non esisterà solo più il club ma, come avviene in tutti gli altri Paesi del mondo, sarà citato anche lo sponsor.

Pensate ad esempio ai Coca Cola Lakers, oppure ai Microsoft Heat o ancora ai Budweiser Bulls. Sono abbinamenti assolutamente di fantasia, ché le società al momento stanno trattando con i rispettivi sponsor. Ma è certo che soprattutto quelle più blasonate e seguite dal pubblico riusciranno a strappare contratti importanti e soprattutto duraturi, potendoli abbinare ad ulteriori iniziative di comune accordo con lo sponsor.

Una rivoluzione vera visto che sino ad oggi nessuna Lega dei quattro maggiori sport professionistici che si giocano negli Usa, ossia NHL, NFL e MLB oltre ovviamente alla NBA aveva aperto a questa possibilità. Il basket si fa precursore, è anche possibile che altri lo seguano visto che ormai gli interessi sono diametralmente opposti a quelli che avevano portato alla nascita delle società e dei loro bilanci.

Il logo dello sponsor, non troppo vistoso ma sicuramente visibile, comparirà quindi sulle magliette all’altezza del cuore. Non ci resta che attendere di vederlo anche sulle maglie delle nazionali ai Mondiali di Calcio, perché in fondo il business resta business, anche nello sport.

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